«Non riesco a dire di no anche se non mi va di fare qualcosa, perché vorrei accontentare tutti»; «Mio marito dice che sono insopportabile perché se voglio qualcosa urlo e insulto finchè non la ottengo»; «Quando mi fanno arrabbiare non riesco a rispondere a tono, però poi mi vendico di nascosto con qualche dispetto». Sono tre stili comunicativi diversi, rispettivamente lo stile passivo, lo stile aggressivo e lo stile passivo-aggressivo. Sono modalità con cui le persone gestiscono la rabbia, o cercano di ottenere ciò che desiderano, o di sottrarsi a richieste che non gradiscono. Tutte e tre, se adottate costantemente, sono però disfunzionali perché comportano degli svantaggi per sé o per la relazione con l’altro, mentre c’è una modalità più utile che garantisce non solo il benessere personale, ma anche un buon grado di civiltà nei rapporti con gli altri: l’assertività.
20-Jun-26 · Comunicazione e relazione interpersonale
Gaslighting: la manipolazione che confonde la mente
Il gaslighting erode progressivamente l'autostima e la salute mentale della vittima, portandola a dubitare delle proprie percezioni.
Il gaslighting è una forma di manipolazione mentale subdola che utilizza una comunicazione distorta con lo scopo di indurre la vittima a dubitare di sé stessa e porla in una condizione di dipendenza. La persona vittima di gaslighting è portata a dubitare delle proprie percezioni e dei propri giudizi, fino a non riuscire più ad analizzare lucidamente la realtà e a credere di essere esagerata o addirittura pazza, quando al contrario i suoi pensieri e sensazioni sono assolutamente congrui. Se inizialmente la vittima prova a controbattere e difendere il proprio punto di vista, a lungo andare si convince che la realtà distorta proposta dal gaslighter sia quella vera e finisce per sentirsi davvero insicura, confusa e incapace di prendere decisioni. L’aspetto più inquietante è proprio questo: il gaslighter riesce a far sì che la vittima alla fine sia d’accordo con la sua visione, riesce quindi a ottenerne pure il consenso.